Quello Stradivari nelle mani di Antonio Vivaldi. La testimonianza storica nel Viaggio in Italia del nobile francese Anne‑Claude‑Philippe de Thubières
02 nov 2026
Tra qualche settimana i Virtuosi di Cremona, diretti da Mauro Benaglia, riproporranno al Museo del Violino per il concerto dedicato a Gianluca Vialli, le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi; ovvero i primi quattro concerti, dei dodici, che compongono l’opera otto vivaldiana Il Cimento dell’Armonia e dell’Invenzione, con violino solista di Mihail Ion che si esibirà con lo Stradivari Vesuvio.
Occasione che ha dato l’occasione per indagare sui rapporti tra il musico veneziano e il liutaio cremonese che vissero nello stesso arco temporale. Tra gli storici della musica e della liuteria ci si è sempre chiesti semmai ci siano stati rapporti diretti tra i due colossi della musica e della liuteria tra fine Sei e i primi quarant’anni del Settecento.
Ad alzare un importante velo su questo, esiste un ampio e accuratissimo studio a firma di Aurelia Ambrosiano: La vera identità del «mar[quis] du toureil», dedicatario della serenata à 3 di Antonio Vivaldi pubblicato in Studi Vivaldiani, la Rivista annuale dell’Istituto Italiano Antonio Vivaldi della Fondazione Giorgio Cini di Venezia (19 – 2019).
L’Ambrosiano indaga sulla vera identità di Marquis du Toure citato da Antonio Vivaldi nel frontespizio della Serenata à 3 RV 690, composizione nota con l’incipit Mio cor, povero cor.
Attraverso l’analisi di moltissima documentazione, la studiosa arriva a identificare il Marquis du Toureil con Anne‑Marc Goislard, nobile francese, vero committente dell’opera scritta da Vivaldi e presente, come scrive Federico Maria Sardelli, a Venezia, tra il 1715 e il 1726 al termine di un viaggio in Italia; intrapreso l’anno prima e di cui è rimasta testimonianza nel volume Voyage d’Italie, 1714‑1715* scritto da uno dei suoi compagni di viaggio il nobile Anne‑Claude‑Philippe de Thubières, Comte de Caylus; gli altri due compagni di avventura erano due strumentisti: il fagottista Belleville (viene registrato solo il cognome) e il violinista Jean Baptiste Senallié.
Il racconto del nobile francese, si fa interessante quando, dopo aver lasciato Milano sostarono brevemente a Piacenza e poi a Cremona. Nous fûmes voir le fameux Stradivarius - appunta il testo francese - Levailler [Senailler] y acheta un violon pour quatre vieux louis, valant quarante‑huit livres de France (Andammo a vedere il famoso Stradivarius. Levailler [Senailler] vi acquistò un violino per quattro vecchi luigi, del valore di quarantotto lire francesi).
I quattro proseguirono il viaggio e tra il 1 e il 5 dicembre arrivarono a Venezia accordandosi con i locandieri francesi Dureau et Beaucousin per rimanere tutto il tempo di Carnevale (iniziava il 26 dicembre) . Ed è in questo esatto momento che, secondo l’ Ambrosiano, i quattro vennero a contatto con il Prete Rosso a cui, è facile ipotizzare, mostrarono il violino stradivariano acquistato a Cremona poche settimane prima. Vivaldi stava rappresentando, nelle prime due settimane di dicembre l’Orlando furioso al Teatro di Sant’Angelo. Era abitudine del Prete Rosso, e questo è testimoniato anche al diario di Johann Friedrich von Uffenbach ingegnere e musicista dilettante di Francoforte in visita a Venezia, esibirsi svariate volte con degli assoli di violino, durante le rappresentazioni delle sue opere (c’è testimonianza diretta per quanto riguarda Lucio Papirio e Nerone fatto cesare del Carnevale proprio del 1715), sbalordendo il pubblico per la sua tecnica prodigiosa.
Del quartetto di francesi con lo Stradivari, si fermerà a Venezia Anne‑Marc Goislard marchese di Toureil. Diventerà intimo del musicista. Nell’autunno del 1717 terrà a battesimo il figlio di Cecilia Vivaldi, sorella del compositore, e Giovanni Antonio, copista di musica. L’anno successivo (1718) sposerà la veneziana Marina Berti (figlia di commercianti) con una cerimonia segreta alla sola presenza dei testimoni. Per questo suo matrimonio affiderà, secondo Studi Vivaldiani, all’amico e Prete Rosso la composizione della Serenata Mio cor, povero cor per celebrare la forza dell’amore che supera ogni convenzione sociale.
Sullo sfondo di tutto questo il violino di Antonio Stradivari, il liutaio cremonese.
*Voyage d’Italie, 1714‑1715: première édition du code autographe annotée et précédée d’un essai sur le comte de Caylus par Amilda‑A. Pons, Parigi, Fischbacher, 1914
Roberto Fiorentini
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02/11/2026