Dall'antico "Cantone dei liutai" a una nuova forma di rinascenza dell'urbanistica musicale

25 mag 2026

I numerosi cambiamenti urbanistici del mondo liutario nella Cremona che va dalla nascita della cosiddetta ‘Liuteria Classica’ (Andrea Amati 1505,1510 /1577) fino alla nostra contemporaneità offrono lo spunto per una nuova visione della conoscenza del mondo liutario cremonese e più in generale di Cremona città non solo del violino, ma anche e soprattutto della musica che va dall’epoca cinquecentesca fino alla grande stagione dell’opera melodrammatica dell’Ottocento. Il tutto supportato da importanti elementi di iconografia musicale coevi alle fasi iniziali della liuteria a Cremona. 

Un’operazione funzionale per tracciare un’ipotesi di progetto legato al turismo e alla cultura della città della musica. 

Si deve innanzitutto partire da un dato storico fondamentale. La bottega liutaria Rinascimentale e Barocca, come rimanda l’ampio panorama iconografico delle chiese cittadine, era ben diversa da quella ‘solitaria’ che (…) ci siamo abituati a vedere oggi” (…) i numerosi tipi di strumenti presenti nell’iconografia locale fanno supporre nei liutai cognizioni relative alla costruzione degli strumenti più vari [Giampaolo Gregori. Considerazioni sulla liuteria nell’iconografia cremonese del Rinascimento in Strumenti, Musica e Ricerca - Atti del Convegno Internazionale – Cremona 28-29 ottobre 1994. Ente Triennale Internazionale degli Strumenti ad Arco, p.117)]. 

Il punto di partenza di questa analisi è la cosiddetta identificazione urbanista di quello che successivamente fu denominato Cantone dei liutai. Il baricentro, da quanto si evince dal materiale di natura documentaria, furono la chiesa, ora sopressa, di San Domenico (retta dall’ordine Domenicano) sepoltura: di Andrea Amati e Antonio Stradivari. E la vicinissima parrocchia dei Santi Faustino e Giovita anch’essa soppressa. Entrambe collocate tra l’attuale piazza Roma, via Guarneri del Gesù e corso Campi. 

Una vicinanza che non fu solo fisica ma che vide un formidabile intreccio di persone, di saperi e di innovazioni. 

Serve solo scorrere le pagine della storia, partendo dalla famiglia da cui tutto il mondo liutario ha avuto sviluppo: la Famiglia Amati. Le fonti d’archivio narrano che il magister Andrea Amati figlio di Gottardo, anch’egli artigiano, nel 1539 affitta una casa con bottega nella parrocchia dei SS. Faustino e Giovita. L’antichissima parrocchia dei Santi Faustino e Giovita (comunemente detta di S. Faustino) sorgeva all’angolo fra la contrada della Colonna e la via de’ Coltellai (oggi rispettivamente corso Campi e via Guarneri,). 

Un successivo documento, datato 1576 attesta quella casa con bottega come proprietà di Andrea e non solo: ne conferma infatti anche l’attività del proprietario: “Magister Andrea di Amadis in casa suva: l’arte suva se de far instrumenti de sonar…”.

In quella casa operano Girolamo (1550c.-1630) e Antonio Amati (1540c.-1607). Poi il figlio di Girolamo: Nicolò Amati (1596-1684). Come famili di Nicolò lavorano in quella stessa casa Andrea Guarneri (1623-1698) 

La Famiglia Stradivari. Antonio considerato il sommo liutaio (1644  ca ? - 1737): si formò nella bottega di Nicolò Amati la stessa collocata nella parrocchia di San Faustino. Dopo aver lavorato nella zona della parrocchia di Sant’Agata si trasferì nel 1680 nella parrocchia di San Faustino. Proprio davanti alla chiesa di San Domenico. Con lui nello stesso luogo lavorarono i figli Francesco Stradivari (1671 - 1743), Omobono Stradivari (1679 - 1742) e con loro altri liutai Domenico Montagnana, Alessandro Gagliano, Lorenzo Guadagnini. Tra loro anche Carlo Bergonzi.  

La famiglia Guarneri. Il capostipite Andrea Guarneri (1623 – 1698) fu associato proprio alla bottega di Nicolò Amati, nella stessa zona della città degli Amati

La Famiglia Bergonzi. Il principale rappresentante e capostipite fu Carlo (1676 – 1683). La sua famiglia ebbe numerosi contatti tra i Rugeri, sviluppatisi in seno alla vita quotidiana della parrocchia di San Silvestro Era la chiesa dei Raimondi a lato di Palazzo Raimondi e aveva le absidi rivolte su strada Magistra, ora Corso Garibaldi. e proseguiti in quella di San Luca, suggeriscono che Carlo abbia appreso il mestiere da Vincenzo Rugeri (1663-1719).

Nel 1840 la bottega esisteva ancora gestita dall'ultimo liutaio Bergonzi di nome Benedetto, che pare fosse anche musicista e compositore

Carlo Bergonzi muore nel 1747; sono gli anni terribili della liuteria cremonese: dal 1737 al 1749 scompaiono Antonio Stradivari e i suoi figli, Guarneri “del Gesù” e suo padre Giuseppe, Carlo Bergonzi ed infine Girolamo II Amati. In città i figli di Carlo Bergonzi, Michele Angelo (1721-1758) e Zosimo (1724-1779) subiscono loro malgrado il lento e graduale declino della città

Il 1840 diventa si trasforma nella definitiva chiusura della liuteria classica. Passa meno di un secolo e alla fine degli anni Venti del Novecento il regime fascista iniziò quell’opera di ristrutturazione urbana che porterà nel 1933 Roberto Farinacci ad inaugurare la prima volta la Galleria, allora 23 di marzo ora 25 aprile, (una seconda inaugurazione avverrà esattamente un anno dopo nel 1934.

Per realizzare l’imponente struttura furono abbattute quelle abitazioni che avevano la loro facciata sull’antica piazza difronte alla Chiesa di San Domenico e che furono come visto il cosiddetto Cantone dei liutai (ovvero il centro principale dell’artigianato liutario di Cremona per i due secoli d’oro della stessa liuteria classica. Si perdeva, in via definitiva, quei luoghi di continuo  passaggio di liutai e garzoni di bottega da una bottega all’altra creando una sorta di ‘COMUNITA’ TRA SOGGETTI’ al netto di dissapori e di faide familiari che comunque esistevano. 

La perdita del luogo e della capacità di innovazione dettata anche dal cambio del gusto musicale (IL TEATRO D’OPERA) Aveva preso il totale sopravvento nell’ambito del gusto musicale a discapito di quella che era la musica strumentale che invece avanzava nell’ambito dell’Europa del Nord in area tedesca ma soprattutto, per quanto riguarda gli archi, in area francese/parigina.

In realtà il regime fascista tentò di recuperare l’eredità della liuteria cremonese. Nel 1937 a  200 anni dalla morte del maestro liutaio, Cremona organizzò una grande "Esposizione di liuteria antica" nel 1937, esponendo 41 strumenti di Stradivari, insieme a opere di Guarneri del Gesù e Nicolò Amati. L'evento fu usato per rafforzare l'immagine del regime, con la "Mostra-Concorso Nazionale di Liuteria Moderna" che vide la partecipazione di 119 costruttori, sostenendo la tradizione liutaria italiana. Sebbene Roberto Farinacci sostenesse il ritorno dei cimeli stradivariani a Cremona, nel 1930 la cerimonia di consegna degli strumenti venduti dal Conte Cozio di Salabue avvenne senza grandi clamori, nonostante la propaganda fascista solitamente esaltasse tali eventi.

In quegli anni però iniziava a germinare una nuova primavera seppur adombrata dal conflitto bellico a partire da Giuseppe Fiorini che nel 1920 acquistava l’Eredità Stradivari collezione di forme, modelli e attrezzi originali di Antonio Stradivari, che donò al Museo del Violino di Cremona nel 1930. E che influenzò un liutaio del calibro di Simone Fernando Sacconi. 

La Scuola Internazionale di Liuteria è fondata a Cremona nel 1938. Molto celebre per essere la scuola d'eccellenza nel campo della liuteria tradizionale cremonese e fa parte dell'Istituto "Antonio Stradivari

Un altro piccolo passo sul ripristino della liuteria classica l’acquisto, il 18 dicembre 1961, dello Stradivari 1715 ribattezzato il Cremonese a cura dell'Ente Provinciale per il Turismo di Cremona, riportando il prezioso strumento nella sua città d'origine, dove oggi è conservato presso il Museo del Violino. Nel 1970 per volontà dell’imprenditore Walter Stauffer, mecenate illuminato di origini italo-svizzere, profondamente legato a Cremona, nasce la Fondazione omonima che ha per finalità anche la conservazione della tradizione liutaria. 

A Cremona, dal 1976, prende corpo la Triennale degli strumenti ad arco con il Concorso Triennale “Antonio Stradivari”,

Negli anni Ottanta e Novanta figure come Giobatta Morassi (e il figlio Simeone), Bissolotti e altri maestri attivi dagli anni '70 hanno continuato a formare nuove generazioni, mantenendo alto lo standard qualitativo.

Formazione e innovazione: La scuola di liuteria ha attirato studenti internazionali, e maestri come Wanna Zambelli hanno contribuito a tramandare l'arte liutaria.

Rilancio della tradizione: Negli anni '80 e '90, la liuteria a Cremona si è riaffermata a livello mondiale, con i liutai che continuano a seguire la tradizione classica cremonese. 

Nel 2013 viene inaugurato il Museo del Violino. Ed è proprio in questi anni si assiste alla ricomposizione dei cosiddetti ‘cantoni dei liutai’ anche in virtù di tutte quella vita liutaria che si era palesata tra fondazioni e enti di promozione. Un fenomeno che si dilata per tutta la città, approfittando anche della chiusura di molti esercizi commerciali al dettaglio del centro storico. Molti artigiani aprono bottega uno vicino all’altro. 

La geografia è chiara. E la si può tracciare facilmente. 

Un primo nucleo riguarda le vie Robolotti, Aselli, Manzoni e Teodolinda dove ad oggi si contano circa 20 botteghe in uno spazio ridottissimo.

Un secondo nucleo è identificabile in corso Pietro Vacchelli, via XX Settembre dove si aprono altri laboratori a distanza ravvicinata

Un terzo nucleo lo si può notare in piazza Sant’Antonio Maria Zaccaria e via Sicardo

Un quarto nucleo è presente nelle vicinanze di piazza Marconi e attorno al Museo del Violino. 

Un quinto nucleo si distende per tutto corso Garibaldi dall’inizio fino alla chiesa di san Luca con altre importanti presenze, tra cui anche quella che è considerata la prima abitazione/bottega di Antonio Stradivari.

La costituzione di questi nuclei non è utile solo per il ripristino di quella prassi dei secoli d’oro della liuteria cremonese con i medesimi elementi artistici e antropologici, è altresì fondamentale per una nuova visione anche e soprattutto turistica di Cremona città del violino ma ancor di più degli strumenti ad arco e generalmente della musica. 

Circuiti che prevedono tre elementi fondamentali: l’arte liutaria attraverso i laboratori, i luoghi della musica e l’iconografia musicale.

Ecco qualche esempio.

Per quanto riguarda il primo nucleo Robolotti, Aselli, Manzoni e Teodolinda. I luoghi della musica sono numerosi: Piazza Roma (lato est) Ex albergo Roma. Pietro Mascagni e le notti cremonesi con la  fiaccolata dei coristi a suo sostegno. Piazza Roma (lato ovest) Galleria XXV Aprile. Giuseppe Verdi e la casa della cognata  Barberina Strepponi sorella minore di Giuseppina.  Piazza Roma (lato Giardini) Galleria XXV Aprile. L’ultima casa di Antonio Stradivari, il luogo della tomba e San Domenico. Sempre in questo nucleo è presente la chiesa di Sant’Abbondio, chiesa in cui è conservato l’atto di battesimo di Claudio Monteverdi, dove sono presenti importanti iconografia musicale. A partire dalle opere di Galeazzi Campi o Tommaso Aleni con immagini di  liuti, vielle e flauti dolci tenori. Per continuare con Orazio Samacchini e la sua viola da gamba e trombone. 

Per ciò che concerne il terzo nucleo piazza Sant’Antonio Maria Zaccaria, via Sicardo e ovviamente Piazza del Comune. Via Bordigallo/ Via Solferino . L’albergo che ospitò Johannes Brahms con il risotto cremonese.  Via Solferino. Negozio Sperlari. Giuseppe Verdi e il suo pianoforte tra i cioccolatini. Piazza del Comune. L’albergo della Colombina; casa che ospitò la sosta di Wolfgang Amadeus Mozart nella città del  Torrazzo . Innumerevoli gli esempi di iconografia musicale sia in Cattedrale con la prima rappresentazione del violino moderno e tutta una serie di strumenti musicali presenti nell’ornamentazione della Cappella del SS. Sacramento, nonché nella chiesa di san Gerolamo in cui sono presenti immagini di strumenti a fiato: trombe e corni. 

Per quanto riguarda il quarto nucleo piazza Marconi e vie circostanti, è presente il Museo del Violino come luogo della musica e san Pietro al Po, basilica che contiene un gran numero di rappresentazioni iconografiche. Riguardano strumenti ad arco tra i più diversi dipinti dalle botteghe dei Campi e del Malosso. Dal salterio a ogni tipo di viola. Salteri, trombe e strumenti a percussione. 

Questa è la città, non solo del violino, ma di tutta la musica. 
 

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Roberto Fiorentini

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