Anna Lucia Maramotti Politi racconta la liuteria: Cremona, tradizione e patrimonio culturale (2/4)

30 giu 2026

[pt. 1] Dopo aver esplorato le radici culturali e filosofiche della liuteria cremonese, il dialogo con la professoressa Anna Laura Maramotti Politi entra nel cuore di alcune questioni decisive per comprendere il significato contemporaneo di questa tradizione.

Che cosa significa parlare di eccellenza nell'arte? È ancora sensato misurare la grandezza della liuteria attraverso classifiche e confronti, oppure è più importante riconoscerne il valore come patrimonio storico, umano e culturale? A partire da queste domande, la riflessione si allarga al significato del riconoscimento UNESCO, al rapporto tra memoria e trasmissione del sapere, e alla responsabilità di custodire una tradizione che continua a rinnovarsi senza rinunciare alle proprie radici.

L'intervista affronta inoltre il ruolo internazionale di Cremona, città che da secoli richiama studenti, musicisti e liutai da ogni parte del mondo. Una dimensione globale che rappresenta al tempo stesso una grande opportunità e una sfida: come preservare l'identità culturale della liuteria evitando che essa venga ridotta a semplice marchio commerciale?

Ne emerge una riflessione che supera i confini della bottega e interroga il rapporto tra passato e presente, tra conservazione e innovazione, tra il valore di una tradizione e la sua capacità di continuare a generare cultura.

Per lungo tempo Cremona è stata raccontata quasi esclusivamente attraverso il mito della perfezione assoluta di Stradivari. Ritiene che oggi sia più importante valorizzare la tradizione cremonese come patrimonio storico e umano, piuttosto che alimentare classifiche sulla  “migliore liuteria del mondo”?

Ma chi definisce cosa sia “il migliore” nell’ambito dell’arte? Il gusto è soggettivo: il giudizio estetico fa riferimento a chi lo esprime, non all’oggetto cui si riferisce. 

Concretamente: non a caso compositori ed esecutori scelgono strumenti diversi. Il giudizio estetico fa riferimento all’approccio unico ed irripetibile (soprattutto non pienamente comunicabile) perché appartiene alla sfera della persona e coinvolge il “sentimento estetico”. Tale sentimento non va dimostrato, la sua natura è evidente: è un’esperienza propria di ogni singola persona ed ascrivibile alla sola soggettività. 

Si possono definire parametri utili: aderenti all’identità di ciascuno strumento. Compete ai Maestri Liutai e agli studiosi della liuteria individuare quali fra questi quali siano da ritenersi tali. L’importante che gli esperti motivino le loro scelte per definire poetiche, abilità manuali, conoscenze tecniche e aderenze alla realtà storico-culturale di un’epoca. Debbono avvalersi di dati concreti e verificabili; debbono soprattutto evidenziare le qualità proprie di ciascuno strumento in riferimento alla musica.


La liuteria cremonese è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità. A suo giudizio, qual è il vero nucleo di questo patrimonio: il risultato finale dello strumento oppure il sapere
tramandato di generazione in generazione?

Uno non esclude l’altro, anzi si compensano. Come ho detto precedentemente la liuteria testimonia il sapere della cultura occidentale, ma al contempo è viva nelle mani, nelle teste, nel cuore dei Maestri Liutai.

Mi consenta un chiarimento. 

Inoltre, la liuteria è viva in chi compone e in chi esegue la musica. S’istaura un rapporto fra liuteria e musica che non s’identifica come mera somma, ma s’impone come “sinergia”. 

La liuteria è necessaria per fruire la musica. La composizione musicale riceve la “voce” dallo strumento. Se il timbro di uno strumento è essenziale alla musica, l’esperienza musicale è essenziale all’approccio estetico. Attenzione: anche all’approccio estetico del timbro che, attraverso la musica, si esibisce. In questo rapporto biunivoco si evidenzia l’unicità dello strumento e quella del brano musicale. La voce di un cantante si qualifica solo quando egli canta; analogamente accade allo strumento.   

Veniamo alla seconda parte del suo quesito. In cosa consta il sapere tramandato di generazione in generazione? È “memoria attiva” che testimonia il passato, ma al contempo influenza il presente. Dalla memoria attiva dipende la cultura. Il ricordo del passato, l’evocazione, è solo un aspetto della memoria. La memoria è una presenza che provoca, che induce alla ricerca, che insegna. 

Soprattutto la “memoria è intrinseca”: è costitutiva di ciascun ente, ogni ente mantiene la propria identità perché in esso rimane presente e costante la propria unicità.

Si parlerà della caducità dell’ente, ma per poterne fare allusione ad esso s’impone una condizione: poterlo identificare. La liuteria cremonese è anch’essa compressa storicamente in questa dialettica fra permanere e divenire, fra memoria di sé e cambiamento. Il cambiamento potrebbe identificarsi con la perdita: con l’oblio. Al contrario, la memoria è propulsiva di potenzialità. Ciò sancisce la necessità di un restauro conservativo. 

Venendo al dunque: nel caso della liuteria, la grande tradizione cremonese va ben oltre la celebrazione gloriosa di un “saper fare” concentrato in un “momento storico” della nostra Città. La nostra tradizione liutaria è riferimento per porre in essere lo sviluppo della liuteria contemporanea. Parole? Non credo. A testimoniare quanto appena formulato s’impone la liuteria contemporanea segno di continuità.  Dal passato sa trarre insegnamenti antichi, ma sa anche promuoverne dei nuovi soprattutto attraverso studi puntuali. In questo connubio fra passato e presente si deve ricercare il significato profondo del riconoscimento UNESCO della Liuteria come patrimonio immateriale dell’umanità.

Oggi la liuteria vive una forte dimensione internazionale: studenti e musicisti arrivano a Cremona da tutto il mondo. Questo fenomeno rafforza la tradizione cremonese oppure rischia di trasformarla in un marchio globale più commerciale che culturale?

Veramente la dimensione internazionale della liuteria è sempre stata una caratteristica rilevante. Quando si vedeva uno straniero a Cremona si sapeva che era o un liutaio, o uno studente di liuteria, o un musicista. 

Veniamo alla domanda specifica e di grande rilevanza. Se Cremona rimane la “capitale del violino” subirà la sorte di qualsiasi capitale che si affida ad una caratteristica che la contraddistingue: i fenomeni si esauriscono quando vengono isolati. Se Cremona diventa la capitale internazionale della liuteria e della musica avrà la possibilità di sviluppare un grande potenziale. Cremona deve avere un museo internazionale degli strumenti musicali e della musica. Deve sviluppare settori d’interesse culturale che sono presenti e che chiedono solo d’essere affrontati con intelligenza supportata da competenze vere. 

Da ultimo, vengo ad una vexata quaestio: il marchio. Si ricordi che si marchiano i capi del bestiame, le specialità delle ditte alimentari e si ricordi che le stesse “griffe” sono molto utili commercialmente, le certificazioni hanno poi un alone amministrativo-giuridico, ma nulla attestano intorno al valore intrinseco del manufatto. Non vorrei che la liuteria contemporanea subisse la patologia della “febbre dei tulipani” nell’Olanda del ‘600. Per evitare di entrare in questo tunnel senza uscita basterebbe porsi una domanda che ha del paradosso: Leonardo, Raffaello, Michelangelo come avrebbero dovuto certificare la loro appartenenza al Rinascimento? 

Si ritorni alla tradizione liutaria: cosa accomuna Stradivari a Guarneri del Gesù?

Filippo Generali

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