MdV. Archetipo e sintesi: Giovanni Battista Guadagnini e gli interpreti contemporanei

03 nov 2026

L'archetipo è il modello originale, la forma primordiale o il primo esemplare da cui derivano copie, imitazioni o realizzazioni successive. Attraversa miti, narrazioni e rappresentazioni e può assumere forme differenti in epoche o culture successive. Non è una figura immobile, ma una matrice capace di trasformarsi. Per questo è luogo del dialogo tra passato e contemporaneità, ugualmente presente nelle arti astratte e in quelle applicate, come la liuteria.

 Proprio l'indagine di trasformazioni e persistenze ispira la rassegna Archetipo e sintesi: Giovanni Battista Guadagnini e gli interpreti contemporanei, al Museo del Violino di Cremona, dal 18 dicembre 2026 al 21 marzo 2027. Asse cardinale della mostra prodotta in collaborazione con l'Associazione Il Salabue – a cura di Riccardo Angeloni e Giovanni Accornero – è il violino Salabue-Berta del 1774, considerato una delle migliori realizzazioni del Maestro. Il Comitato Scientifico è composto da Bruce Carlson, Massimiliano Guido e Renato Meucci.

 Affiancare all'originale trenta interpretazioni dello strumento elaborate da liutai contemporanei italiani, raccolte da un unico collezionista, è occasione per una riflessione sul valore dei capolavori classici come riferimento. Ma sarebbe fuorviante pensare al rapporto tra originale e citazione stilistica solo in sede estetica.

Una volta studiato, l'originale viene custodito come memoria attiva. Una sezione rilevante della mostra è "Genoma di un modello", un'indagine in chiave storica su quali siano gli elementi portanti del design del violino e come questi siano stati affrontati in fase di progettazione, di studio e rilievo di modelli di riferimento. Saranno esposti disegni e progetti utilizzati nel proprio lavoro da Antonio Stradivari, particolarmente attento alle fasi preparatorie e alla loro documentazione. Tutti i materiali della bottega furono acquistati, intorno al 1775, da Ignazio Alessandro Cozio conte di Salabue. Nel suo Carteggio, oggi custodito alla Biblioteca Statale di Cremona, il nobile piemontese inserisce numerose descrizioni di strumenti da lui esaminati, alcune accompagnate da veri e propri rilievi grafici. L'attenzione è posta sulla parte centrale della tavola, sulla posizione e forma dei fori armonici e lo sviluppo delle bombature, rilevate attraverso profili in legno.

Negli stessi anni, si trova traccia di una interessante sintesi teorica in alcuni disegni attribuiti alla bottega cremonese dei Ceruti, in cui si vede applicato un metodo di tracciatura, proposto nel 1786 dal liutaio padovano Antonio Bagatella, per ricostruire la sagoma di uno Stradivari già ricalcata su carta: una vera e propria operazione di ingegneria inversa, che testimonia l'interesse posto non tanto nel copiare una forma, ma nel comprenderla dal punto di vista geometrico. Lo stesso metodo viene usato in un altro disegno per creare un modello personale: una "forma di nova concezione".

Anche nel Novecento storico, periodo caratterizzato da grande varietà di stili e personalità, si continua a guardare ai modelli del passato come fonte di ispirazione. Tra le tecniche di rilievo erano utilizzatii calchi in gesso, perlopiù realizzati in occasione di restauri. Saranno esposti modelli provenienti dalle botteghe di Giuseppe Ornati e di Gaetano e Pietro Sgarabotto, oggi tra i fondi di materiali della Scuola Internazionale di Liuteria di Cremona.

Tratto accomunante i diversi contributi è l'evidenza di come la memoria si faccia attiva non tanto e non solo per la presenza degli strumenti originali ma per merito di quanti si interrogano sul passato e, così facendo, lo rendono presente nella contemporaneità. 

Archetipo e sintesi si inserisce in una giustapposizione tra antico e contemporaneo che già vive nel Museo del Violino, sede del Concorso Triennale Internazionale degli Strumenti ad Arco e della relativa collezione di strumenti premiati. La lezione dei maestri antichi rappresenta ancora oggi un indirizzo di riferimento per i liutai, per il quale il Museo è contenitore e interprete di fonti materiali e documentali di primaria importanza.

Il duplice spirito storico e contemporaneo della mostra troverà esito in una serie di tavole rotonde e conferenze tematiche rivolte alla comunità liutaria internazionale. In auditorium Giovanni Arvedi, invece, sarà possibile ascoltare il suono del violino Salabue-Berta, protagonista di brevi audizioni, inaugurate dal recital solistico di Edoardo Zosi venerdì 18 dicembre, alle 12.

 

Redazione

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