Rubata e restituita: la viola di Franco Prodi, costruita da Sesto Rocchi, torna a casa dopo il furto
06 apr 2026
Cosa rappresenta uno strumento musicale? Tante cose assieme: scelta della materia prima, manifattura del liutaio, storia del musicista o dei musicisti che lo hanno suonato, legami affettivi nati proprio grazie allo strumento musicale. Una vita. Più vite assieme. Intrecciate. E spesso un furto di uno strumento musicale può infrangere, in un attimo solo, tutti i ricordi di una vita che uno strumento musicale custodisce silenziosamente per anni, a volte anche di più, per secoli. Dopo il furto, alcuni giorni fa è stata restituita dai Carabinieri al prof. Franco Prodi, fratello del più celebre ex premier Romano, la sua viola. Uno strumento molto particolare, soprattutto per ciò che rappresenta. Costruita nel 1964 dal liutaio Sesto Rocchi (1909-1991) di San Polo d'Enza, lo strumento ha accompagnato musicalmente la vita del prof. Franco Prodi per oltre 60 anni. Sesto Rocchi, formatosi alla Scuola di Liuteria di Parma sotto la guida di Gaetano Sgarabotto e a Milano nel Laboratorio di Leandro Bisiach, ha costruito a San Polo diversi strumenti nella sua lunga e riconosciuta carriera professionale tanto da essere nominato nel 1980 curatore del violino di Paganini "il Cannone" conservato a Genova. Nel 1965 la viola Rocchi fu acquistata dal professore con uno dei suoi primi stipendi da geofisico impiegato per l'Aeronautica Militare (il professore ha diretto per molti anni attività scientifiche nel campo della Fisica dell'atmosfera di cui è stato docente all'Università di Ferrara; ha lavorato al Cnr ed è stato consulente per la realizzazione di due radar a Torchiarolo e a Mesagne, presso l'aeroporto di Brindisi). Accanto agli studi di fisica, Franco Prodi si è dedicato parallelamente agli studi musicali e con il fratello Quintilio, architetto ed ottimo violoncellista, ha sempre suonato. Prodi frequentava nel tempo libero anche il laboratorio liutario di Sesto Rocchi nel quale metteva a punto gli strumenti realizzati dal Maestro. Sua la messa a punto degli strumenti presentati nel 1966 al Concorso Internazionale di Liegi e che fecero risultare vincitore Sesto Rocchi. Il premio belga sancì la competenza artigianale di Rocchi e lo proiettarono tra i grandi liutai europei del Novecento. Rocchi costruì prevalentemente strumenti su modello Amati, Guarneri, Guadagnini, Santo Serafino ma il suo preferito fu indubbiamente Stradivari del quale utilizzò tutti i modelli (dal 35,5 al 35,8 al 36,2 al 35,4), realizzò una copia del celebre quintetto mediceo e singoli strumenti tra i quali l'Alard e il Messia. Fece moltissimi esperimenti fino ad individuare il modello perfetto per acustica e bellezza stilistica: lo Stradivari 1715. Franco Prodi non solo crebbe musicalmente nel laboratorio di Sesto Rocchi ma lì imparò anche a costruire violini, arte che coltiva ancora oggi per i nipoti per i quali ha realizzato diversi strumenti. Sempre nella bottega di San Polo d'Enza Franco Prodi conobbe Laura, figlia del liutaio, che diventerà nel 1969 la signora Prodi e con la quale ha fondato a San Polo nel 2008 il "Festival Sesto Rocchi", giunto quest'anno alla XIX edizione e che dal 31 agosto al 6 settembre, sotto la direzione di Antonello Farulli, celebrerà musicalmente l'80° anniversario del primo voto a suffragio universale in Italia. Dunque quella ritrovata dai Carabinieri e restituita a Franco Prodi non è solo "una viola dal valore di 40 mila euro" ma è uno strumento musicale ricco di storia e di ricordi personali e familiari che una effrazione poteva fa sparire per sempre.
Fabio Perrone
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06/04/2026