Il "violinista rock" Alessandro Quarta e il rito davanti agli Stradivari: «300 anni sul corpo che ti risuonano addosso, tolgo collane e bracciali, fargli un graffio sarebbe una dannazione»
24 ago 2026
Collane, bracciali, anelli, orecchini, borchie. Alessandro Quarta, violinista e compositore salentino abituato a muoversi tra musica classica, rock, blues e pop, sul palco porta con sé un'immagine da vera rockstar, tanto da definirsi un violinista classico “nero dentro”. Ma c'è un momento in cui anche quell'apparenza finisce in secondo piano: quando deve suonare uno Stradivari. In quel caso, racconta, si toglie collane, bracciali e gioielli.
È uno degli aneddoti più curiosi contenuti nell'intervista che Massimo Sideri ha realizzato per il Corriere della Sera, dedicata alla carriera e alla storia personale di Quarta. «Ha una forza indescrivibile: 300 anni sul corpo che ti risuonano addosso. Fargli un graffio sarebbe una dannazione», ha raccontato il violinista parlando dell'emozione di avere tra le mani uno degli strumenti storici della liuteria cremonese.
Un'immagine che racconta bene anche il rapporto costruito negli ultimi anni con Cremona. Quarta ha infatti partecipato per tre edizioni consecutive, dal 2022 al 2024, al Festival degli Stradivari, grazie all'invito di Roberto Codazzi, direttore artistico musicale del Museo del Violino. Nel 2024, inoltre, ha presentato proprio a Cremona I cinque elementi, la sua opera per quintetto d'archi e pianoforte.
Il 3 novembre di quell'anno, all'Auditorium Giovanni Arvedi, Quarta si esibì con il pianista Giuseppe Magagnino e i Solisti Filarmonici Italiani, alternando il proprio Svetozar Bogdanoski allo Stradivari. Su CremonaSera, Angela Alessi raccontò quella serata sottolineando come, dietro l'immagine da rockstar, ci fosse soprattutto un compositore capace di mescolare linguaggi e suggestioni differenti. Il pubblico cremonese rispose con una lunga standing ovation.
«Quei violini magnifici restano nel museo in attesa di essere suonati una volta all'anno», ha ricordato Quarta nell'intervista al Corriere. «Suonarli è come poter entrare in un'opera di Michelangelo».
Una frase che assume un significato particolare se pronunciata da un artista che ha costruito la propria carriera proprio sulla contaminazione. Quarta ha suonato con direttori come Lorin Maazel e con pianisti come Ramin Bahrami, ma anche con Santana, Mark Knopfler e Dee Dee Bridgewater. Da anni collabora inoltre con Roberto Bolle, per il quale ha composto Dorian Gray e altre musiche destinate alla danza.
Il suo modo di suonare nasce dalla formazione classica ma anche dall'ascolto dei grandi del blues, da B.B. King a Buddy Guy. «Il mio suono è anche il figlio di un ascolto dei grandi del blues», ha spiegato, parlando di «suoni crudi ma anche con una sorta di distorsione purissima». Una ricerca che lo ha portato a non considerare classica, rock, blues e pop come mondi separati.
La sua vita artistica è stata accompagnata anche da momenti molto difficili. Nel maggio scorso è stato ricoverato al Gemelli di Roma per gravi complicazioni legate a delle fistole e, secondo quanto racconta, i medici gli avevano dato dai sette ai dieci giorni di vita. Poche settimane dopo era nuovamente sul palco. «Da una sala di rianimazione al palco con la voglia di vivere incredibile», ha ricordato, parlando di una «seconda vita» accanto alla compagna e manager Mariarita Napoli.
Quarta, insomma, continua a vivere la musica senza confini. Ma a Cremona sembra esserci una regola che vale più delle altre: davanti a uno strumento con tre secoli di storia, anche il violinista rock abbassa il volume. E soprattutto, si toglie i gioielli.
Filippo Generali
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24/08/2026