Frida Kahlo: Presenza e realismo magico come alternative all’escapismo
01 giu 2026
Nell'aprile di quest'anno, il New York Times ha riportato il fallimento della partnership tra il Metropolitan Opera e l'Arabia Saudita, attribuito al conflitto in Iran e alle interruzioni delle spedizioni petrolifere attraverso lo Stretto di Hormuz. L'accordo avrebbe garantito al Met fondi fino a 200 milioni di dollari nell'arco di otto anni, offrendo un qualche sollievo al debito accumulato dopo la pandemia. A questa fragilità finanziaria si aggiunge l'invecchiamento della sua base di sostenitori, tradizionalmente poco incline ad accogliere produzioni contemporanee particolarmente costose. È in questo contesto che si inserisce la prima al Met di El Último Sueño de Frida y Diego, opera di Gabriela Lena Frank e Nilo Cruz.
Presentata per la prima volta nel 2022 alla San Diego Opera, l'opera beneficia dell'interesse che il mondo musicale continua a riservare all’artista Messicana, come dimostrano Frida (1991) di Robert Xavier Rodriguez e Frida y Diego (2014) di Kalevi Aho. Nonostante le difficoltà economiche dell'istituzione, il direttore generale della Metropolitan Opera, Peter Gelb, ha ragioni per guardare con ottimismo alla nuova produzione: si prevede infatti che la vendita dei biglietti superi l'80% della capienza complessiva entro l'ultima rappresentazione, prevista per il 5 giugno. La sua promozione si è sviluppata inoltre su più fronti, collaborando con ristoranti messicani, allestendo una mostra al Museum of Modern Art co-curata dal costumista e scenografo dell'opera, e coinvolgendo influencer per raggiungere un pubblico più giovane.
L'attuale panorama culturale sembra particolarmente ricettivo verso opere di questo tipo. Il realismo magico, insieme alle tradizioni culturali sudamericane e caraibiche, occupa infatti uno spazio sempre più rilevante nell'immaginario contemporaneo. Ne sono esempio il tema della 61ª Biennale di Venezia, la serie Cien años de soledad (2024) prodotta da Netflix, Problemista (2023) di Julio Torres, il romanzo Popisho (2021) di Leone Ross e, in misura minore, L’agente segreto (2025) di Kleber Mendonça Filho e la produzione di Clivia di Nico Dostal al Theater Magdeburg. Si tratta di opere accomunate dalla capacità di integrare l'eccezionale all'interno di contesti storici e realistici.
Sebbene Ángel Flores attribuisca, nel proprio saggio del 1955, El realismo mágico en el cuento hispanoamericano ['Realismo magico nella narrativa ispanoamericana'], le origini del movimento a Jorge Luis Borges, il termine ha origini europee. Franz Roh utilizzò per la prima volta l'espressione Magischer Realismus nel 1925 per descrivere lo stile pittorico della 'Nuova Oggettività' post-espressionista (Neue Sachlichkeit): una rappresentazione visivamente accurata del mondo materiale che, al contempo, incorporava le inquietanti qualità 'magiche' della modernità (Bowers, 2004). Il Magischer Realismus fu in seguito introdotto in America Latina attraverso le opere di Bontempelli e la sua conoscenza con Uslar Pietri, il quale adottò successivamente il termine realismo mágico nel 1948, in maniera analoga al lo real maravilloso di Carpentier. Tale sviluppo colloca il movimento all'interno dell'ambito delle avanguardie latinoamericane (Bowers, 2004) e lo distanzia dalla 'ingenua argomentazione essenzialista relativa alla presunta realtà meravigliosa del continente [latinoamericano] o all'attribuzione di questa peculiarità a un flusso unidirezionale di influenze metropolitane', come sostenuto da Chanady (1985, p. 141). Detto questo, sebbene il realismo magico e il surrealismo possano essere facilmente contrapposti a livello concettuale, (per il fatto che quest'ultimo si concentra su realtà astratte, psicologiche e subconscie), Chanady suggerisce che la spesso aspra critica rivolta al surrealismo da parte degli scrittori latinoamericani andrebbe forse perdonata in quanto 'parricidio simbolico dettato dall'ansia di influenza da parte di società un tempo colonizzate' (p. 138). Da parte sua, Frida Kahlo attaccò il surrealismo europeo definendolo una 'manifestazione decadente dell'arte borghese'. L’esperienza negativa vissuta partecipando alle mostre curate o influenzate da André Breton (alla Julien Levy Gallery di New York nel 1938, alla Renou et Colle Gallery di Parigi nel 1939 e alla Galería de Arte Mexicano di Città del Messico nel 1940) potrebbe aver contribuito a questa opinione, soprattutto se si considera l'impatto che ebbe Breton sulla percezione dell’arte di Kahlo nell’attribuirle l'etichetta di 'surrealista'.
Il realismo magico non interferisce con la logica narrativa, ma riflette piuttosto l'irrazionalità del reale, instaurando così una parità gerarchica tra il soprannaturale e il naturale. Questo si distingue dal genere fantasy, che valorizza il soprannaturale trattandolo come elemento estraneo e pertanto eccezzionale, e dalla fantascienza propriamente detta, che fa affidamento su un novum, ovvero una 'strana novità' che rappresenta una svolta tecnica o concettuale rispetto ai sistemi in vigore. Tuttavia, sia il realismo magico che la fantascienza non si limitano a riflettere la realtà, ma riflettono sulla realtà, come afferma Suvin (1979, p. 22). Un esempio di tale approccio è il 'realismo magico burocratico' impiegato da Julio Torres per illustrare l'assurdità dell'esperienza migratoria, dando forma letterale al capitalismo avanzato. Analogamente, la visione di Koyo Kouoh per In Minor Keys alla Biennale di Venezia mette in risalto i 'i ritmi e le infrastrutture fisiche e metafisiche della vita urbana' e 'lo scarto tra il quotidiano, il naturale e il cosmico ', creando un'atmosfera he favorisce 'la rêverie, lo stupore, un atteggiamento solenne o devozionale'. Il doppio ritratto realizzato da María Magdalena Campos-Pons raffigurante Koyo Kouoh (scomparsa nel maggio 2025, lasciando ai suoi collaboratori il compito di portare a termine la sua visione) e Toni Morrison (il cui romanzo Beloved è stato adottato come chiave di lettura teorica per la mostra) si configura tuttavia non tanto come un omaggio reverenziale quanto come un tributo di gratitudine nei confronti di due autrici che hanno riconosciuto prospettive marginalizzate e il rapporto tra esperienze umane e 'altre' esperienze.
Nel proprio ritratto doppio, anche El Último Sueño de Frida y Diego affronta la tensione tra estetica e verità narrativa, rappresentando la relazione tra Kahlo e Rivera come una rovesciamento orfico. L'opera rifiuta la formula della biopic in favore di una logica onirica, eludendo così la 'trappola della nostalgia' smantellando quei tropi che hanno trasformato Kahlo in un'icona della cultura pop. Sebbene la sua figura personale sia centrale nella sua produzione artistica, utilizzando la propria identità mestiza per esplorare questioni relative alla 'messicanità', alla colonizzazione e al discorso sul genere, la commercializzazione postuma dell'immagine di Kahlo ha avuto un impatto significativo sulla comprensione della sua arte e della sua biografia, enfatizzando talvolta il suo status di minoranza, la sua condizione medica o la sua relazione con Rivera, o riducendola a pura estetica attraverso la cosiddetta 'Fridamania'.
Questa lettura incompleta di Kahlo riproduce la nostalgia indotta che ha permeato i media negli ultimi anni. Technoskepticism (2025), pubblicato dalla DISCO Network, analizza questo fenomeno nelle sue manifestazioni digitali. Il pubblico contemporaneo sembra infatti rifugiarsi in una nostalgia digitale e frammentata per i media del passato (si pensi ai rifacimenti o reboots, alle repliche e alle estetiche 'archivali'), mostrando inoltre una certa selettività nel determinare quali passati debbano essere preservati nella memoria collettiva. I critici ritengono che questa forma di nostalgia agisca come una sorta di sedazione, paragonabile alla narrativa di evasione. Per esempio, i Massive Multiplayer Online Role-Playing Games (MMORPG) tendono a quantificare e a strumentalizzare l'elemento straordinario, anziché utilizzarlo come veicolo per una riflessione sullo stato del mondo.
È certo che i videogiochi di questo tipo possono rappresentare una delle tante 'perdite di tempo' interpretabili come una forma di ribellione nei confronti di quella che Kouoh definiva una 'produttività incessantemente accelerata'. Lo stesso Freud considerava l'evasione come un mezzo attraverso il quale costruire strutture d’ausilio necessarie per far fronte alle situazioni della vita reale, mentre C. S. Lewis la vedeva come uno strumento per rivitalizzare e ampliare le capacità immaginative. Tuttavia, nel contesto contemporaneo, è necessario tener conto delle nuove possibilità offerte dall'evasione digitale: a seconda del loro utilizzo, tali tecnologie possono sia dare sollievo all'isolamento sociale quanto perpetuarlo, specialmente quando gli spettatori vivono relazioni sociali all'interno di narrazioni mediali o attraverso strumenti digitali il cui design non è ancora capace di arricchire la vita umana in modo significativo (Gabbiadini, Baldissarri, Valtorta et al., 2021). A questo proposito, Berry (2026) ha presentato l’andare all’opera come una soluzione a tale isolamento sociale, sottolineando come la presenza collettiva in un teatro e la partecipazione alle arti possano costituire modi efficaci per alleviare lo stress e migliorare il benessere emotivo, come dimostrato da Fancourt e Finn (2019). È possibile che anche la diversa percezione delle nuove opere operistiche musicali, rispetto al repertorio consolidato o a messe in scena più convenzionali, costituisca una manifestazione di queste questioni legate alla nostalgia e all'evasione, al di fuori del contesto digitale. Ciò che il pubblico scettico potrebbe non cogliere è come temi e questioni d’attualità possano essere affrontate da nuove produzioni, o come possano emergere in opere tradizionali attraverso una rilettura in chiave moderna.
La capacità surrealista di mettere in pratica una 'problematizzazione epistemologica', ossia la destabilizzazione di sistemi fattuali e logici (De la Campa, 1995), è un approccio che con tutta probabilità diverrà sempre più necessario nell'interazione con le opere culturali in futuro. Senza pretendere uno sforzo analitico costante, tale approccio può contribuire ad aumentare la consapevolezza riguardo alla lente, alla forma e ai silenzi lasciati dal medium stesso, offrendo una comprensione più profonda dei suoi meccanismi intrinseci, anche a costo di un certo disagio. In questo senso, Kouoh ha cercato di non ripetere la compulsione enciclopedica del passato 'di vedere e nominare' (analogamente, Luis Leal affermava che 'se è possibile spiegarlo, non è realismo magico'), ma di creare un 'arcipelago di oasi […] giardini reali e metaforici' che invitano all'ascolto profondo. La sua intenzione non era quella di presentare una 'litania di commenti sugli eventi mondiali’, né di offrire opportunità per situazioni di ‘disattenzione o di fuga dalle crisi complesse e continuamente intrecciate' (simili all’evasione ‘sistematica' descritta dalla DISCO Network). Questa edizione, tuttavia, ha dovuto affrontare numerose proteste e dimissioni scatenate dalla decisione di permettere la partecipazione di Russia, Israele e Stati Uniti; di conseguenza, sebbene tali questioni non costituiscano il tema centrale della mostra, i temi d’attualità restano comunque molto presenti, talvolta in modo palese. Come riportato da Davis (2026), all'ingresso dell'Arsenale i visitatori vedono come prima cosa la poesia If I Must Die di Rafaat al-Areer, ucciso da un raid aereo israeliano a Gaza nel dicembre 2023. Sembrerebbe che la Biennale si configuri quindi come uno spazio in cui le frequenze più basse possono manifestarsi, resistendo 'nonostante' il mondo al di fuori dei suoi cancelli.
L'arte di Kahlo è senza dubbio di natura psicologica, ma rimane saldamente legata al tangibile. Gli elementi magici da lei impiegati, così come l'atto stesso di dipingere, rappresentavano un mezzo per comprendere e confrontarsi con la realtà, piuttosto che per fuggirla. Un ritorno collettivo alle arti, siano esse teatrali o visive, potrebbe quindi creare opportunità per affrontare il mondo facendone parte. Occorre soltanto disporre della presenza mentale e del tempo necessario per fermarsi e contemplare, se vogliamo, come afferma l'artista Pauline Oliveros, essere 'cambiati dall'ascolto'.
- Bakewell, E. (1993). Frida Kahlo: A Contemporary Feminist Reading. Frontiers: A Journal of Women Studies. XIII (3): 165–189.
- Berry, J. (2026, May 26). Opera needs new plutocrats. The New York Times (International Edition), 11.
- Bowers, M. A. (2004). Magic(al) realism. Routledge.
- Chanady, A. (1985). Magical realism and the fantastic: Resolved versus unresolved antimony. Garland.
- Davis, B. (2026, May 6). First Impressions of a Venice Biennale Torn Apart by the Present. Artnet. https://news.artnet.com/art-world/venice-biennale-review-in-minor-keys-2770598
- De la Campa, R. (1995). Magical realism and the postmodern. Duke University Press.
- Fancourt, D., & Finn, S. (2019). What is the evidence on the role of the arts in improving health and well-being? A scoping review (Health Evidence Network synthesis report No. 67). World Health Organization.
- Gabbiadini, A., Baldissarri, C., Valtorta, R. R., Durante, F., & Mari, S. (2021). Loneliness, Escapism, and Identification With Media Characters: An Exploration of the Psychological Factors Underlying Binge-Watching Tendency. Frontiers in psychology, 12, 785970.
- In minor keys: Toni Morrison and the literary framework of the 61st Venice Biennale. (2026, May 22). Artboxportal. https://artboxportal.com/in-minor-keys-toni-morrison-and-the-literary-framework-of-the-61st-venice-biennale/
- Introduction. (2026). La Biennale di Venezia. https://www.labiennale.org/en/art/2026/introduction-koyo-kouoh-koyo%E2%80%99s-team
- Julio Torres on the Rocky Relationship That Drives “Problemista”. (2024) The New Yorker. https://www.newyorker.com/culture/directors-commentary/julio-torres-on-the-rocky-relationship-that-drives-problemista
- Kaczmarek, L. D., & Drążkowski, D. (2014). MMORPG escapism predicts decreased well-being: Examination of gaming time, game realism beliefs, and online social support for offline problems. Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 17 (5), 298–302.
- Leal, L. (1995). Magical realism in Spanish America. In Magical realism: Theory, history, community (pp. 119–124). Duke University Press.
- Marques, L. M., Uchida, P. M., Aguiar, F. O., Kadri, G., Santos, R. I. M., & Barbosa, S. P. (2023). Escaping through virtual gaming—what is the association with emotional, social, and mental health? A systematic review. Frontiers in Psychiatry, 14, 1257685.
- Stephens, E. L. (2017, May 22). In its nightmarish two-part return, *Twin Peaks* is pure Lynchian horror. The A.V. Club. https://www.avclub.com/twin-peaks-the-return-recap-episode-1-and-2
- Suvin, D. (1979). Metamorphoses of science fiction: On the poetics and history of a literary genre. Yale University Press.
- Technoskepticism. (2025). Between possibility and refusal: Nostalgia gone to bits. In Technoskepticism (pp. 79–101). J.S. Press.
- Zamora, L. P., & Faris, W. B. (Eds.). (1995). Magical realism: Theory, history, community. Duke University Press.
Jack Freckelton Sturla
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01/06/2026